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Tumore della mammella, ancora insufficienti screening e oppioidi

Tumore della mammella, ancora insufficienti screening e oppioidi

28 Maggio 2010

Medici Oggi

 

Ancora insufficiente la terapia analgesica nel tumore del seno: secondo una recente indagine condotta su più di 800 pazienti promossa dall’Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda), in collaborazione con il Centro studi Mundipharma, il dolore si presenta nel 37 per cento dei casi fin dall’esordio della neoplasia, ma poco meno della metà delle pazienti si sottopone a una terapia specifica che oltretutto non è efficace nel 74 per cento dei casi. Secondo le Linee guida, il dolore di livello 6 tipico di questa patologia richiederebbe l’analgesia con tarmaci oppiacei. Eppure questi sono utilizzati ancora in una minoranza di pazienti: il 33,3 per cento assume oppioidi deboli e appena il 9 per cento quelli forti. «I dati evidenziano ancora una volta una scarsa conoscenza e un ridotto impiego degli oppioidi, soprattutto in una fase iniziale del tumore, contravvenendo a quanto stabilito dalle Linee guida Internazionali Oms-Esmo-Eapc che indicano questa categoria di medicinali come tarmaci di elezione nel trattamento del dolore moderato e intenso» ha commentato Marina Garassino, ricercatrice oncologa del Fatebenefratelli di Milano. La speranza, come si ripete spesso parlando di Anche per le donne colpite da tumore del seno il ricorso agli oppioidi è ancora poco diffuso farmaci oppiacei, è che l’approccio culturale al trattamento del dolore cronico lentamente si trasformi. «L’abolizione del ricettario speciale per la prescrizione degli oppioidi e l’obbligo di monitorare il dolore come parametro da riportare nella cartella clinica, previsti dalla recente legge, serviranno a garantire una presa in carico tempestiva delle pazienti da parte di strutture e personale medico specializzati, allo scopo di fornire alle donne un’adeguata e appropriata assistenza» conclude Marco Filippini, direttore del Centro studi Mundipharma. Anche in tema di prevenzione sarebbero possibili notevoli miglioramenti se è vero che il 30 per cento delle donne che hanno diritto al test mammografia) ogni due anni non ne usufruisce, come sottolinea una lettera aperta indirizzata al Presidente del consiglio da Salute Donna onlus nel corso del recente Forum istituzionale sullo screening mammografia), promosso insieme all’Osservatorio nazionale screening (Ons) e al Gruppo italiano screening mammografìa) (Gisma). Com’è noto, la fascia di età dello screening mammografia) organizzato, inserito nei Livelli essenziali di assistenza dal 2001, è quella di età compresa tra i 50 e i 69 anni, ma soprattutto al Sud questa importante opera di prevenzione viene evitata: gli inviti sono meno della metà del previsto e pari a circa 2 milioni e 500mila donne, solo metà delle quali poi danno poi seguito all’iniziativa. «I dati nazionali ed internazionali hanno dimostrato che nelle donne che partecipano allo screening biennale la riduzione della mortalità arriva fino al 50 per cento, un dato che testimonia l’efficacia dei programmi di prevenzione secondaria basati sulla sola mammografia nelle donne 50 69enni eseguita ogni 2 anni» ha sottolineato Francesco Cognetti, direttore dell’Unità di Oncologia medica dell’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma.