Comunicazioni

Cure palliative, finalmente

Cure palliative, finalmente


Dopo un laborioso ma costruttivo confronto tra tutte le forze politiche, il Parlamento ha dato risposta all’annoso problema dell’accesso alle cure palliative e della terapia del dolore. L’Italia, come è noto, gravita nei bassifondi della graduatoria dell’uso terapeutico degli oppiacei, a distanza siderale dalle posizioni dei Paesi più avanzati, con conseguenze drammatiche: centinaia di migliaia di persone – malati oncologici, pazienti colpiti da lesioni nervose o alle prese con i postumi di un intervento chirurgico, vittime di traumi – condannate a sopportare sofferenze indicibili che le conquiste della farmacologia consentirebbero di far scomparire o ridurre al minimo. La causa? Un’incomprensibile regolamentazione delle terapie antalgiche che, anziché occuparsi dei malati e degli aspetti sanitari del problema, sembra quasi considerare i medici e i farmacisti come potenziali narco-trafficanti e i pazienti come soggetti con spiccata propensione alla tossicodipendenza. Da qui i mille vincoli previsti dalle vecchie norme: copiatura a mano e bollo di ciascuna delle tre copie di ogni prescrizione, sanzioni penali e amministrative per errori anche formali, limitazioni quantitative e temporali dei dosaggi, conservazione per anni delle prescrizioni e via elencando. La maggioranza dei professionisti, pur di evitare l’astruso e penalmente insidioso percorso a ostacoli (riflesso difensivo del tutto censurabile, ma certo non incomprensibile), ha quindi preferito ripiegare sull’impiego di dosi massicce di farmaci non specifici, in particolare antinfiammatori, di efficacia molto minore e con pesanti effetti secondari. Il risultato? La condanna, per i pazienti e le loro famiglie, a restare nel girone infernale del dolore.